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Compsa
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L'area archeologica di mwdwCompsa si trova in una vasta area sulla parte alta di una collina dell'mweaIrpinia presso il fiume mweqOfanto, occupata fino al 23 novembre 1980 dalla cittadina di mwegConza della Campania rasa al suolo dal mwewsismacite-ref-1[1]. A seguito dei crolli e degli abbattimenti successivi eseguiti su tutto il borgo moderno, sono emersi il mwgaforo, l'mwgqanfiteatro, numerosi reperti di vario genere (mwggepigrafi, mwgwsarcofagi, mwhamosaici, ecc.) sistemati in un museo allestito in un edificio ristrutturatocite-ref-autogenerato1-2-0[2]. In tutta l'area, già esplorata nel 1938 dall'archeologo mwigItalo Sgobbocite-ref-3[3], sono presenti strutture di varie epoche, come l'antica cattedrale, sede arcivescovile per molti secolicite-ref-autogenerato1-2-1[2].

Secondo recenti studi, è possibile che l'abitato originario mwlasannitico-mwlqirpino fosse posto alla località Monte Oppido (a sud di mwlgLioni) e solo successivamente trasferito nell'area di Conza a seguito della conquista romana.cite-ref-4[4]

Contents

Storia
Note

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Storia

Nel III secolo a.C. fu città degli mwogIrpini, una delle quattro tribù dei mwowSanniti, sconfitti dai Romani nella mwpabattaglia di Benevento del 275 a.C. Durante la mwpqseconda guerra punica fu consegnata a mwpgAnnibale da Stazio Trebio e fu ripresa da mwpwQuinto Fabio Massimo nel 214 a.C. e in seguito divenne mwqamwqqmunicipium. È nota perché citata da Giulio Cesare nel De bello civili, libro terzo, capitolo 22; infatti a “Compsam in agro Hirpino”, l’avversario di Cesare, Milone morì colpito da una pietra scagliata dalle mura. Dunque Compsa nel 48 a.C. era un mwqgmunicipium fedele a Giulio Cesare.

Dal VI secolo era già sede vescovile e possedeva le chiese di Santa Maria de Foris e San Mauro. Fu saccheggiata dai mwraLongobardi nel 570 e successivamente annessa al mwrqprincipato di Salerno. Subì un terremoto il 25 ottobre del 990 e l'abitato si spostò sopra il colle, presso il castello.

L'importanza di Conza sotto il dominio longobardo è attestato dal fatto che fu sede di un mwrwgastaldato soggetto ai mwsaprincipi longobardi di Salerno (si veda Francesco Abbate, ”Storia nell’arte dell’Italia Meridionale: dai Longobardi agli Svevi", pag 26-27).

Con la caduta del principato di Salerno a seguito della mwsgconquista normanna tra il 1076 ed il 1079 anche il gastaldado di Conza ne seguì le sorti e venne soppresso.

Dalla metà del Quattrocento furono i conti di Conza i signori della mwtafamiglia Gesualdo.

Nonostante il mwugterremoto del 1517 avesse provocato il crollo di 116 case e la morte di 26 personecite-ref-5[5], nel 1539 il borgo era ancora abbastanza florido e rendeva 417 ducati; tuttavia altri due eventi sismici, nel 1561 e nel 1627, causarono la debolezza economica e lo spopolamento. Dopo l'abolizione del feudalesimo nel 1806 e l'annessione all'Italia nel 1861, Conza subì altri gravi terremoti: uno mwvwnel 1930, un altro mwwanel 1962 e infine il catastrofico mwwqterremoto dell'Irpinia del 1980, che rase al suolo il borgo superiore.

Negli anni successivi il paese fu ricostruito più a valle, e in corrispondenza del borgo antico furono effettuati scavi archeologici che permisero la scoperta di resti di età romana.

Monumenti

• mwxgGiardino: si tratta dell'area delle mura medievali, distrutte dai terremoti e da lavori di risanamento intorno al 1957. Oggi l'area verde conserva i resti del tracciato dei muri dell'antico castello, corrispondente a una grande struttura rettangolare con abside.
• mwyaAntica cattedrale di Santa Maria Assunta: la chiesa risale al VI secolo, con restauri del XIII. Dopo i terremoti del XVII secolo, fu abbellita con interventi barocchi, ma crollò quasi del tutto con il terremoto del 1980. Ne resta l'abside e la parete di destra, con metà del campanile turrito, la cripta dei cappuccini e parte della facciata medievale. Il piazzale antistante conserva una pavimentazione di epoca romana.

Presso la cattedrale si conserva un'ara funeraira romana in marmo, di forma parallelepipeda, decorata con due aquile ad ali dispiegate, con ghirlande. L'iscrizione riporta il testo: "mwygD(is) M(anibus) D(ecimus) PETRONIUS/NIGRUS/F(ilius) ET CAECILIA/QUINTIANA/CONOUNX/FECERUNT".

In corrispondenza di via Arcivescovado e di via Fontana Vecchia sono stati ritrovati reperti romani, tra i quali la pavimentazione a ciottoli della piazza del foro, resti di case irpine antecedenti al II secolo a.C., resti di un edificio romano con podio in blocchi di calcare, i resti della piazza del foro con un cippo funerario. Sono inoltre stati rinvenuti i resti di un impianto termale di epoca romana a via Lomongiello, i resti di un anfiteatro e un'ara votiva dedicata a Venere.

Note

cite-note-11. mwcqClaudio Corvino, mwcgGuida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Campania, Roma, Newton & Compton editori, 2002, p.mwcw 75, mwdaISBNmwdq 88-8289-640-4.
cite-note-autogenerato1-22. mwfamwfqmwfgHome - Comune di Conza della Campania, su mwfwcomune.conzadellacampania.av.it. mwgaURL consultato il 17 agosto 2010 mwgq(archiviato dall'mwggurl originale il 13 ottobre 2016).
cite-note-33. citereftreccani-conza-28enciclopedia-dell-27-arte-antica-29mwhgmwhwConza, in mwiaEnciclopedia dell'arte antica, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-44. mwja(mwjqmwjgEN) Rafael Scopacasa, mwjwAncient Samnium: Settlement, Culture, and Identity Between History and Archaeology, Oxford University Press, 2015, p.mwka 187, mwkqISBNmwkg 9780198713760.
cite-note-55. mwlwmwmamwmqCatalogue of strong earthquakes in Italy, su mwmgIstituto nazionale di geofisica e vulcanologia mwmw(archiviato dall'mwnaurl originale il 10 gennaio 2018).

Bibliografia

• V. Acocella, mwoaStoria di Conza (I) - Il gastaldato e la contea fino alla caduta della monarchia sveva, estratto dagli “Atti della Società Storica del Sannio”, Benevento 1927 - 1928;
• M. Carluccio, mwogCompsa, Il parco storico-archeologico, De Angelis Editore, 2008;

Voci correlate

• mwpgIrpini

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Compsa

Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su beniculturali.it.